In ZARZA abbiamo voluto affrontare questo tema con la serietà di una tavola rotonda, in cui gli Ingegneri ZARZA hanno condiviso le loro esperienze e sono riusciti a delineare un’interessante tesi che condividiamo in questo articolo, e che vuole essere, oltre a una chiara realtà, un vantaggio e una terapia per coloro che, come molti, soffrono del cosiddetto IAD (Internet Addiction Disorder), ossia Disturbo da Dipendenza da Internet.
Ciberdipendenza, una realtà con due sfaccettature
La discussione inizia tra sorrisi e battute nella sessione mensile di videoconferenze multipunto, alla quale hanno partecipato più di 70 Ingegneri ZARZA, in rappresentanza di 32 paesi nei quali ZARZA dispone di Ingegneri dislocati, pronti a soddisfare il nostro selezionato portafoglio di clienti; ed è allora che finalmente si apre il Forum, che porta il titolo del presente articolo: “Ciberdipendenza, benvenuti al Gruppo di Sostegno”.
Dopo una breve introduzione, hanno iniziato uno a uno a esprimere le proprie esperienze e i propri commenti, raggruppando in due grandi tendenze le esperienze personali e le esperienze dei clienti, e siamo riusciti collegialmente a identificare due tipi di condizioni pratiche all’interno della ciberdipendenza, che variano a seconda dell’approccio e della situazione di ogni persona.
Ciberdipendenza passiva, il problema dell’ozio
Gli aspetti negativi di ogni dipendenza si riconoscono dall’isolamento delle persone, dall’impatto negativo sui familiari e dal mancato soddisfacimento delle necessità dei dipendenti. È il caso delle persone che passano ore e ore davanti al computer alimentando banche dati esterne, utilizzando per esempio reti sociali o giochi interattivi, dove le loro partecipazioni non sono remunerate e, al contrario, diventano il tipo di utente ideale per qualsiasi progetto web.
Fanno clic sugli annunci, compilano moduli e sondaggi, partecipando alla viralizzazione di contenuti che arricchiscono terzi, i quali inoltre ottengono il loro tempo in modo totalmente gratuito.
Questo tipo di ciberdipendenza passiva è quella in cui rientra la maggior parte delle persone, vittime dell’eccesso di opzioni per “ammazzare il tempo in rete”, che investono il proprio tempo e i propri sforzi in qualcosa che non si trasforma in cibo nella loro dispensa e che, di conseguenza, non aumenta i numeri del loro conto di risparmio, né serve a pagare il mutuo, per esempio.
Ciberdipendenza attiva, la scusa sociale ideale
La ciberdipendenza attiva è di per sé, come la precedente, una dipendenza. La differenza è che praticamente è quella di cui soffrono tutti i professionisti delle tecnologie dell’informazione, poiché questi si trovano connessi a dispositivi mobili la maggior parte del tempo e questa è la loro fonte di reddito, di studio e/o di generazione di benefici.
Il dipendente sarà sempre dipendente, ma può controllare l’abitudineFundación Krysallis
Impostando la questione in questo modo, il professionista che vede il proprio tempo su Internet remunerato e che vive delle proprie attività davanti al computer o utilizzando i mezzi digitali come canale del proprio mestiere, non è esente dal tornare a casa e cercare un computer per giocare, per continuare a seguire le reti sociali e/o per svolgere qualsiasi attività che lo mantenga legato ai mezzi elettronici.
Questo tipo di ciberdipendenza attiva è, a differenza di quella passiva, un po’ più pericolosa, poiché si riceve “una sponsorizzazione” che alimenta la propria condotta, il che richiede una maturità aggiuntiva per superare la ciberdipendenza ed essere una persona che raggiunga un equilibrio tra la propria vita virtuale, collettiva e in società.
Terapia e metodi per superare la ciberdipendenza
Attività off-line: In entrambi i casi, cercare attività al di fuori dei mezzi digitali è un passo necessario per riuscire a mantenere un equilibrio. Senza dubbio, gli esperti concordano sul fatto che le attività sportive, insieme a una buona dieta, si rivelano ancora una volta alleate del ciberdipendente e permettono al professionista moderno, o alla persona in generale che si identifica con la ciberdipendenza, di mantenersi in salute.
- Produttività e concentrazione: Gli Ingegneri ZARZA concordano sul fatto che quando si siedono davanti a un computer lo fanno per lavorare, in generale per amministrare e/o diagnosticare un dispositivo della Tecnologia dell’Informazione e quindi generare risorse per mantenere il proprio ritmo di vita. Questa situazione ci parla di lavorare e di fare in modo che il nostro tempo da “vittime” della ciberdipendenza sia generatore di attività che possiamo monetizzare, sia mediante la vendita e la creazione di servizi, sia utilizzandolo come metodo di studio e di ricerca. Dobbiamo mantenere il nostro tempo concentrato.
- Cercare hobby “old-school”: I passatempi sono qualcosa di necessario per l’essere umano, e ricorrere a qualsiasi tipo di attività che ci procuri divertimento, che ci permetta di svagarci e interagire, è in principio un metodo eccellente per separare il nostro focus di svago dal tempo che investiamo su Internet.
- Lavorare da e per Lei: Non parliamo direttamente di imprenditorialità, bensì di non sprecare il nostro tempo su Internet, dove probabilmente stiamo generando risorse per altri con le nostre azioni… Alla fine, questi siti diventano come “spacciatori” della droga, che è quella che ci genera la ciberdipendenza.
- Equilibrio tra l’essere e il desiderare: Dobbiamo inquadrarci in una semplice domanda… Ciò che sto facendo è il risultato di ciò che desidero? E così sapremo se stiamo dirigendo i nostri sforzi verso il punto in cui ci siamo qualche volta visualizzati.
Gruppo di Sostegno per la ciberdipendenza
In ZARZA siamo impegnati con la minoranza di esperti che considerano la ciberdipendenza un problema reale, e basiamo la nostra posizione sui commenti e sulle esperienze dei nostri stessi clienti, i quali affrontano ogni giorno il fatto che i propri collaboratori, figli e familiari passino decine di ore davanti al computer e il loro registro mostri soltanto accessi a siti di reti sociali, reti di file di tipo p2p, e che ciò venga considerato un fattore di licenziamento e di limitazione della crescita.
È per quanto sopra che diciamo a tutti coloro che si sono sentiti identificati con ciò che abbiamo condiviso in questo articolo che non sono soli, che siamo qui per mostrare loro come si può trasformare una ciberdipendenza in disciplina, dedizione e successo collettivo, sempre nel rispetto delle nostre convinzioni individuali e dell’obiettivo dei nostri clienti e amici.



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